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Bancarotta e Misure Cautelari Personali: come funziona

May 20, 2024
Bancarotta e Misure Cautelari Personali: come funziona

I procedimenti relativi ai reati di bancarotta offrono un'importante opportunità per comprendere l'evoluzione della giurisprudenza in materia di misure cautelari.

Quest'ultime, che si dividono in personali e reali, rivestono un ruolo cruciale nell'ambito giudiziario e nel nuovo contesto delineato dal Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza, in vigore dal luglio 2022.

Condizioni di applicabilità delle misure cautelari personali.

Nel contesto delle procedure penali per reati di bancarotta, la giurisprudenza si è concentrata sulla relazione tra la sentenza di fallimento e le misure cautelari personali. Anche dopo l'entrata in vigore del nuovo codice, l'applicazione delle misure cautelari rimane vincolata alla presenza di gravi indizi di colpevolezza, valutati secondo gli ordinari canoni normativi.

L'interpretazione della giurisprudenza sottolinea la necessità di una prova cautelare robusta per adottare misure cautelari personali, specialmente nei casi di bancarotta. Questo implica la ricerca di elementi concreti che dimostrino la partecipazione effettiva dell'imputato alle attività illecite. Ad esempio, nel caso di un sindaco di società coinvolto in un reato di bancarotta fraudolenta, la semplice mancata supervisione non è di per sé sufficiente a determinare la colpevolezza.

Cosa si intende per esigenze cautelari?

Le esigenze cautelari, previste dal codice di procedura penale, rappresentano situazioni di fatto che giustificano l'adozione di misure coercitive nei confronti dell'interessato, qualora sussistano gravi indizi di colpevolezza.

L'art. 274 c.p.p. stabilisce i pericula libertatis: nessuna misura coercitiva personale può essere applicata senza il concreto accertamento di una delle esigenze cautelari previste dall'art. 274 c.p.p.

Le principali esigenze cautelari sono:

1) Pericolo di inquinamento probatorio: il rischio che l'indagato possa influenzare le prove.

2) Pericolo di fuga: il rischio che l'indagato possa sottrarsi alla giustizia.

3) Pericolo di commissione di reati di una certa gravità: il rischio che l'indagato possa commettere ulteriori reati.

Per i reati di bancarotta, uno dei maggiori problemi interpretativi riguarda il pericolo di reiterazione di determinati reati. Questa esigenza cautelare è l'unica tra quelle stabilite dal codice di rito a garantire finalità extragiudiziarie, proteggendo la collettività.

Interpretazione Giurisprudenziale del Pericolo di Reiterazione

Per definire "delitti della stessa specie di quello per cui si procede", la giurisprudenza chiarisce che non si deve fare riferimento solo ai reati che offendono lo stesso bene giuridico, ma anche a quelli con analogia di natura rispetto al bene tutelato e alle modalità esecutive.

Ad esempio, la Suprema Corte ha considerato il reato di bancarotta documentale e quello di uso di atto falso come della stessa specie, poiché entrambi coprono condotte di distrazione.

Modifiche Normative e Attualità del Pericolo

La legge 16 aprile 2015, n. 47, ha modificato l'art. 274, lett. c), c.p.p., introducendo l'espresso riferimento all'attualità del pericolo di commissione di reati. Inoltre, ha chiarito che le situazioni di concreto e attuale pericolo di reiterazione non possono essere desunte esclusivamente dalla gravità del reato, ma devono essere valutate anche in relazione alla personalità dell'imputato.

Valutazione del Tempo Trascorso e Dichiarazione di Insolvenza

La Corte di Cassazione ha stabilito che, per valutare le esigenze cautelari in relazione al delitto di bancarotta fraudolenta, il tempo trascorso dalla commissione del fatto deve essere considerato rispetto all'epoca in cui le condotte illecite sono state poste in essere, non al momento della dichiarazione di giudiziale insolvenza. La dichiarazione di insolvenza, pur segnando il momento consumativo del reato, non è rilevante per vagliare il comportamento dell'indagato ai sensi dell'art. 274 c.p.p., poiché esula dalla sua sfera volitiva.